Forse non tutto è poi così oscuro: basta avere i giusti testi su cui formarsi ed anche ciò che apparentemente potrebbe sembrare di ostica interpretazione, riuscirà ad assumere un senso.

Ieri, 27 marzo 2020 (ah, sì…nel frattempo è in atto un’emergenza di poco conto: una pandemia che sta decimando le famiglie, portando via loro nonni, genitori, figli e che per cercare di combattere la quale ci sono intere categorie che stanno posponendo la loro stessa vita all’interesse dei più, prestando la propria opera in condizioni quantomeno improbabili), la IV Commissione Difesa del Senato è riuscita, una tantum, ad approvare all’unanimità il disegno di Legge n. 1766.

Rapidamente le richieste formulate quali “condizioni”:

  1. più ufficiali medici e marescialli infermieri;
  2. integrazione degli stanziamenti previsti per la sanità militare;
  3. stanziamento di maggiori risorse per il personale delle Forze armate impiegato nell’operazione “Strade sicure”;
  4. ulteriori risorse per il pagamento dello “straordinario” del personale delle Forze armate;
  5. intervento normativo volto a salvaguardare la disponibilità e la fruizione dei periodi di ferie e di licenze da parte del personale del comparto difesa e sicurezza.

Fin qui nulla da eccepire, così come nulla c’è da eccepire nei primi due punti delle “osservazioni”, con i quali viene demandata alla valutazione del Governo:

  1. l’introduzione di misure di salvaguardia dei concorsi per l’accesso alle Forze armate (compresa l’Arma dei carabinieri);
  2. la proroga del termine per la presentazione del rendiconto suppletivo dell’esercizio finanziario 2019 dell’Amministrazione della Difesa.

Ciò che desta perplessità è il terzo punto, l’ultimo delle “osservazioni”. Vogliamo riportarlo per intero, tanta è bella la sua strutturazione:

“””valuti il Governo, in conformità con quanto previsto in situazioni analoghe per le altre amministrazioni dello Stato, di garantire forme di tutela, in sede civile e penale, nei confronti dei responsabili delle strutture delle Forze armate (compresa l’Arma dei carabinieri), limitando la loro responsabilità qualora questi abbiano assolto agli obblighi di informazione del personale sui rischi di contaminazione da agenti virali, e gli ordini emanati siano conformi alle indicazioni fornite dalle autorità sanitarie.”””

Molti di noi non sono più giovani, e si sono arruolati in un tempo in cui il proprio Comandante era colui che, primo fra tutti, si assumeva le proprie responsabilità. E, spesso, se ne assumeva anche talune non dovute, in favore dei propri uomini. Ma i tempi, come in una canzone di 55 anni addietro, stanno cambiando. Ai tempi della canzone era un inno alla speranza, oggi è una mera, triste constatazione di come si cerchi di sfuggire alle proprie responsabilità, salvo poi essere sempre pronti a sottolineare quelle altrui.

Ma vogliamo tranquillizzare tutti. Noi, coloro che si adoperano per far sì che i vari Corpi “funzionino”, un minimo di dignità lo possediamo. E ci impegneremo sempre nel compiere il nostro dovere. A volte senza dispositivi di protezione individuale, a volte senza indicazioni specifiche, evitando affollamenti nelle caserme (a volte fruendo dei nostri giorni di licenza ordinaria anziché attingere a quella straordinaria…non sia mai che qualche comandante debba rendicontare a qualcuno il perché ha concesso della licenza straordinaria) e, anche, non avendo alcuna tutela in sede civile e penale.

Nulla di nuovo sotto il sole: armiamoci e partite.

…e poi ci si domanda perché, dopo due anni dalla sentenza con cui la Corte Costituzionale legittimava i “sindacati militari”, si è ancora in attesa di una legge che ne disciplini il funzionamento e perché nella proposta di legge siano previste delle percentuali minime di adesioni per ogni categoria?

Forse non è il caso.

Roma, 27/03/2020

Il Segretario Generale Nazionale Provv. dell’ USIF – Vincenzo PISCOZZO