Napoli, 21.05.2020

Abbiamo espresso il nostro punto di vista in occasione della vicenda “D’Eusanio”: da allora non è cambiato, continuiamo a rimanere del parere che sia corretto fare rispettare le leggi vigenti sul territorio nazionale e che in questo particolare momento non sia solo giusto, ma indispensabile.

Ci rendiamo conto che, con un accavallarsi di disposizioni in un lasso temporale brevissimo, si possano generare nell’utente delle convinzioni errate, ma questo non è possibile per i titolari delle attività.

Non ci piacciono le scene “da film” e, d’altro canto, non sono nostri gli strumenti di registrazione video con i quali si cerca di documentare chissà mai quale incredibile sopruso. E, detto tra di noi, non abbiamo in dotazione termoscanner (e nemmeno termometri digitali) con cui rilevare la temperatura corporea.

I finanzieri hanno semplicemente fatto il loro lavoro. E, fra l’altro, lo hanno fatto bene, con estrema professionalità, mantenendo la calma e fornendo spiegazioni.

E’ un momento difficile per tutti: questa è l’unica certezza che emerge dalla spettacolarizzazione di un normale controllo.

I gestori hanno il legittimo desiderio di rientrare dei mancati incassi causati dalla chiusura forzata della propria attività…i cittadini, dopo tanta clausura, hanno voglia di ritornare alla normalità, di riprendere quella socializzazione che nei paesi latini costituisce un patrimonio irrinunciabile.

Ma se si riuscisse anche a comprendere che il Covid-19 non è scomparso per Decreto legge, ma che è ancora in circolazione, forse sarebbe tutto più facile. Per tutti.

Vorremmo essere tutti spensieratamente fiduciosi e pensare che una tavolata tra amici non potrà mai essere causa di un contagio, ma purtroppo le evidenze scientifiche non permettono di escludere tale ipotesi. L’amicizia è bella, sacra, ma non preserva da eventuali contagi.

E questa è la ragione per la quale sono state imposte delle distanze minime di sicurezza. Tra l’altro è già stata fatta una scelta di carattere politico, indicando una distanza tra tavoli e commensali decisamente inferiore a quella raccomandata da uno studio Inail – Istituto Superiore di Sanità, proprio per favorire la ripresa di un’economia che sta patendo come non mai.

Ma il virus c’è ancora.

Sappiamo anche che, purtroppo, in questi casi ci sarà sempre qualcuno che dirà: “Perché controllate me? Guardate più in là: ci sono assembramenti di ragazzi sparpagliati lungo i muretti, di ragazzi fuori ai bar, lungo le strade.” A parte il fatto che o si è assembrati o si è sparpagliati (assembramento sparpagliato è un ossimoro), quale sarebbe il concetto di fondo che si cerca di trasmettere? Che si devono controllare solo i ragazzi? O solo quelli fuori dal bar?

Se si rispettassero le disposizioni, noi appartenenti alle Forze di Polizia non dovremmo avere questi dubbi amletici. Ed anche di questo saremmo grati.

Ma siamo consapevoli che tutta questa animosità, questa insofferenza nei confronti di chi deve (perché è un obbligo, per noi, non una discrezionalità) far rispettare le leggi, è frutto di uno stato prolungato di disagio, un disagio che esacerberebbe anche la persona normalmente più serena al mondo.

Quindi cerchiamo di lavorare insieme, puntando allo stesso obiettivo: la sconfitta del virus.

Noi lo faremo continuando a fare controlli…voi, per cortesia, fatelo osservando le norme.

Tavolata a ristorante…ed arriva la finanza.