Ci siamo mai chiesti cosa si intende con il termine postura? E come manteniamo una posizione eretta? Perchè riusciamo a reagire immediatamente quando veniamo sbilanciati?  

Sicuramente possediamo delle capacità innate che automaticamente intervengono per non perdere l’equilibrio, atti motori riflessi che sono il risultato di varie elaborazioni mentali rispetto alle informazioni che provengono dai nostri organi di senso in relazione al mondo esterno.

La postura è un concetto molto complesso da proporre, in quanto identifica la complessità dei meccanismi fisiologici che concorrono al mantenimento della stazione eretta, di posizioni statiche e regola le forze deputate al controllo dei movimenti.

Comunemente il termine viene utilizzato per degli atteggiamenti abituali come postura eretta, seduta, in ginocchio, in decubito, ecc., ma è bene ricordare che le posture sono di numero infinito.

Infatti il concetto moderno non si riferisce ad una semplice condizione statica, ma ad una condizione in cui il soggetto ricerca un equilibrio continuo rispetto all’ambiente circostante.

Senza enunciare le numerosi definizioni coniate nel tempo per il termine postura, proporremo quella che maggiormente la definisce:

  • E’ un’interazione poli-sensoriale in cui il fine ultimo è il mantenimento della stazione eretta in opposizione alla forza di gravità, variabile in relazione degli obiettivi da perseguire e agli stimoli dell’ambiente.

Il corpo alla continua ricerca dell’equilibrio, si serve dei muscoli antigravitari per il mantenimento della stazione eretta, perché gli elementi passivi quali legamenti e ossa non sono sufficienti.

L’equilibrio che si aggiusta di continuo è costantemente condizionato dal rapporto tra l’ampiezza della base di appoggio (piedi) e l’altezza del baricentro corporeo dal suolo (situato vicino alla terza vertebra lombare). Questo significa che persone alte avranno maggiori difficoltà di stabilità e un maggior dispendio energetico nei vari movimenti.

Il corpo umano, obbedisce a tre leggi fondamentali:

  • Deve poter mantenere lo sguardo parallelo all’orizzonte
  • Qualsiasi gesto deve essere efficiente (la massima resa con il minore dispendio energetico possibile).
  • Ma soprattutto la postura assunta non deve generare dolore.

 Per assolvere questi compiti, i diversi sistemi (muscolare, scheletrico, respiratorio, ecc..) del nostro organismo operano in sinergia continua, aiutandoci a capire quanto siano strettamente dipendenti tra loro come un unico “sistema funzionale globale”.

Di conseguenza tutti i movimenti che eseguiamo in ogni istante sono il risultato di un’interazione di più muscoli che cooperano nel raggiungimento di un obiettivo; ecco allora che bisogna uscire dalla logica del singolo muscolo che lavora, ma entrare in quella di “catena cinetica”, dove diverse catene muscolari (catene crociate, catena posteriore, ecc..), collaborano reciprocamente. Immaginare, quindi, “tanti anelli collegati fra loro funzionalmente” dove l’uno influenza l’altro, ma tutti concorrono per rendere il movimento più naturale, più economico e razionale.

Dal punto di vista anatomico, le varie catene muscolari possono essere interpretate come un continuum mio-fasciale cioè muscolare e fasciale (tessuto connettivo) dove agiscono le forze per il trasferimento dell’energia.

Quindi ogni atteggiamento posturale non è casuale ma è un processo di adattamento (compenso), che consente al corpo di muoversi e contemporaneamente rispettare le leggi di efficacia e antalgia alla quali è sottoposto.

Spesso i compensi che si attuano a seguito di un trauma o in presenza di un’alterazione posturale, possono originare dolori in distretti corporei lontani dalla causa che li ha creati. Questo succede perché in un corpo non perfettamente equilibrato, le forze dei muscoli in gioco nei movimenti non si sviluppano più in giusta proporzione causando dolori da sovraccarico funzionale (muscoli e articolazioni che lavorano di più rispetto ad altre).

Oggi l’allenamento, lo stretching e gli esercizi terapeutici dopo infortunio, per un recupero ottimale e per il mantenimento di un sano equilibrio, lavorano sulla globalità e non sul singolo muscolo o articolazione.

CONSIGLI UTILI

Sollevamento manuale dei carichi da terra

Sollevare dei carichi in modo scorretto potrebbe comportare problemi alla colonna vertebrale, come contratture o stiramenti muscolari, in casi più gravi protrusioni o erniazioni. Allora è bene conoscere la modalità corretta per evitare di incorrere in queste patologie.

Non importa se stiamo sollevando una matita, un fazzoletto, una busta della spesa o oggetti più pesanti, dobbiamo sempre rispettare queste regole:

  • Avvicinarsi il più possibile all’oggetto da sollevare (in questo modo il baricentro del nostro corpo viene avvicinato a quello del peso)
  • Piegarsi sulle gambe tenendole ben divaricate
  • Mantenere la pianta del piede a terra e le braccia tese durante il gesto.  
  • Durante il movimento di salita mantenere le curve fisiologiche della colonna vertebrale (per evitare eccessive flessioni del tronco poco controllate) e le ginocchia in linea con i piedi ( per evitare instabilità del ginocchio in valgismo durante il sollevamento)
  • Afferrare con presa salda l’oggetto, spingere con gli arti inferiori immaginando di allontanare la terra da noi e bilanciando la forza su entrambi gli arti inferiori.

(art. pubblicato sulla rivista “il Finanziere”)