Buongiorno, Stato Italiano!

Ci permettiamo queste poche righe solo per far presente che esistiamo.

Esistiamo come servitori, sì, ma esistiamo anche come persone che vorrebbero tanto avere, una tantum, la dimostrazione che non sono considerate solo “carne da macello”.

I tempi in cui ci si arruolava per necessità sono, fortunatamente, oramai passati: oggi si entra a far parte di un’Istituzione perché si crede che fornire il proprio apporto ad un corretto funzionamento dell’apparato statale sia un dovere.

Ecco: il corretto funzionamento.

C’è qualcosa che ci sfugge in ciò che la cronaca riporta quotidianamente.

Appartenenti alle forze dell’ordine che vengono feriti, ma le autorità invece di manifestare quel minimo di solidarietà che sarebbe imposta almeno dal buon gusto, si affrettano a concordare con gli autori del reato (o, meglio, con il gruppo di cui faceva parte anche l’autore del reato) un nuovo “tavolo di trattative” per trovare una soluzione alle problematiche che un legittimo sgombero può creare all’illegittima occupazione di uno stabile.

Il corretto funzionamento.

Verso la metà di novembre 2020 si è scoperto che sputare in faccia ad un poliziotto, secondo un Giudice del Tribunale di Milano, non costituisce reato e che un gesto simile è da considerare di “particolare tenuità”.

Quindi oltraggiare lo Stato ed i suoi rappresentanti (scusateci, ma abbiamo l’ardire di ritenerci tali: decenni di attività di servizio, non proprio sempre in condizioni agevoli e serene, ci portano a questa iperbolica presunzione) non è poi una cosa da prendere realmente in considerazione. Se l’avessimo saputo prima, forse ora non saremmo così stupiti.

Perdonateci se non riusciamo a capire: probabilmente siamo dei sognatori, degli idealisti che non realizzano appieno le opportunità di carattere sociale e politico che portano a tali interpretazioni, ma la nostra Italia, quella al servizio della quale ci siamo arruolati, è diversa da questa.

Non vogliamo uno Stato di polizia: siamo non solo lontani, ma fermamente contrari all’esercizio del potere con strumenti vessatori, ma ci piacerebbe che le regole d’ingaggio fossero almeno chiare, anche per capire se vale la pena o no fare tanti sacrifici e soprattutto per comprendere a favore di chi sono.

Vi preghiamo: dateci la tangibile conferma che siamo ancora figli della nostra Patria, diteci che il nostro Paese ci tiene in considerazione non solo quando dobbiamo tutelare gli interessi altrui, magari rischiando la pelle, ma anche quando quelli da tutelare siamo noi.

Abbiate, però, la decenza di evitare parole vuote: vorremmo, una volta tanto, essere confortati da qualcosa di concreto.

Per un corretto funzionamento.

Il Segretario Generale Nazionale dell’USIF

Vincenzo PISCOZZO

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