Come noto, il DPCM 3 dicembre 2020 ha introdotto nuove misure per il contrasto ed il contenimento dell’emergenza da Covid-19. In particolare il provvedimento, oltre a mantenere la diversificazione delle restrizioni nelle tre aree gialle, arancioni e rosse, dispone dal 21 dicembre al 6 gennaio un nuovo stop generalizzato degli spostamenti tra le Regioni.

Dalle dichiarazioni del Ministro dell’Interno, a garanzia del rispetto di tali provvedimenti, volti a scongiurare una nuova impennata della curva del contagio, verranno impiegati 70 mila agenti.

Ebbene, fin qui nulla di nuovo. Siamo militari: abituati ad obbedire alle Leggi. Siamo soliti leggerle, studiarle, valutarle, dopodiché, a prescindere dalle opinioni di carattere personale, ci atteniamo ad esse.

Ed anche questa volta, come sempre, ci atterremo alle disposizioni: è la nostra natura.

Però è pur vero che è particolare la situazione di molti dei militari che si adoperano al meglio delle loro possibilità per cercare, in questo periodo sciagurato, di fornire tutto l’apporto possibile.

Siamo consci che le restrizioni previste dai vari DPCM sono unicamente finalizzate alla tutela della salute pubblica, e ci rendiamo perfettamente conto che sarebbe sciocco vanificare tutti gli sforzi e tutti i sacrifici compiuti fino ad ora con una “apertura incondizionata” alla possibilità di mettersi in viaggio nel periodo delle festività natalizie.

E’ ancora vivo, in tutti noi, il ricordo delle lunghe code delle ambulanze presso i pronto soccorso degli ospedali, e rimbombano nelle menti i tristi dati relativi al numero di morti.

Siamo coscienti degli innumerevoli, gravi problemi che, a seguito del propagarsi del virus, attanagliano il Paese, problemi che da mesi stanno mettendo a dura prova l’economia nazionale e provocando la chiusura di molte attività commerciali.

Ma (perché un “ma”, in fondo, c’è) bisognerebbe almeno avere la lungimiranza di valutare la possibilità, per i militari ed i loro familiari che non rientrano nelle determinate casistiche annoverate nei provvedimenti governativi (residenza, domicilio, abitazione), di poterlo permettere.

Si sa bene che i militari prestano il loro servizio per lo più in regioni che non sono quelle di origine. Ed altrettanto bene si sa quanto le festività di Natale costituiscano l’unico momento in cui abbiano la possibilità di ricongiungersi ai loro cari.

Il servizio prestato da molti non è programmato e spesso i turni di riposo non sono temporalmente così cospicui da permettere uno spostamento prolungato (che, per rientrare nella legalità, dovrebbe essere antecedente al 21 dicembre) verso la propria terra d’origine.

E’ la nostra missione, il nostro lavoro: molti di noi saranno in servizio il 25, il 26 dicembre ed anche a Capodanno.

Ebbene, pur comprendendo la ratio delle limitazioni e pur nel loro rispetto, vorremmo comunque rivolgere il pensiero a tutti quei militari e i loro familiari che, lontani da casa per più di undici mesi all’anno, vorrebbero approfittare di qualche giorno del periodo in questione per avere la possibilità di rivedere i loro genitori, i loro cari e di ritrovarsi a condividere qualche momento con loro, sempre rispettando quelle buone pratiche, accorgimenti e raccomandazioni generali che sono, ad oggi, l’unico strumento di contrasto alla propagazione del virus.

Chiediamo al Governo di valutare questa possibilità, chiediamo a tutte le Amministrazioni di farsi portavoce delle esigenze del loro personale, di quel personale che è in prima linea da sempre, e che giorno e notte è all’altrui servizio. Ci auguriamo che queste poche righe siano di spunto alla riflessione e che il Governo torni ad ascoltare le esigenze degli uomini e donne delle Forze dell’Ordine. Concedere ai militari ed ai loro familiari l’opportunità di spostarsi, di raggiungere i propri luoghi d’origine anche se non ivi residenti o domiciliati sarebbe un primo, piccolo, ma significativo segnale.

Siamo ancora in attesa di una giusta Legge che disciplini la sindacalizzazione del Comparto Militare, così come siamo ancora in attesa del rinnovo del Contratto, scaduto oramai da troppo tempo. Siamo consapevoli che oggi sia più urgente far ripartire il Paese, prendere importanti decisioni economiche, debellare il virus, purché tutto questo non venga in eterno adottato come pretesto per esimersi dal riconoscere ai lavoratori con le stellette i loro diritti.

Il Segretario Generale Nazionale dell’USIF

Vincenzo PISCOZZO

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