Perché mai dei maiali, signora Nannini?

Si potrebbe ritenere la cosa offensiva, frutto della semplicistica interpretazione che chiunque sia al servizio dello Stato sia compartecipe delle sue scelte e che, quindi, laddove queste non siano gradite, ne condivida la responsabilità.

O, forse, ancora più maldestramente, il tentativo è quello di farci apparire come un manipolo di esagitati pronti a perpetrare ogni forma di gratuita violenza?

Desideriamo informarla che né l’una né l’altra ipotesi poggiano su fondamenta solide.

Non siamo dei Vecchi Sindaci, né dei Clarinetto e men che mai dei Napoleon. E non riteniamo che si sia ancora giunti alla sostituzione di tutte le regole con il comandamento unico “Tutti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Siamo dei servitori dello Stato, questo sì, ma svolgiamo il nostro lavoro con coscienza, avendo cura di disobbedire a tutti gli ordini illegittimi. Quando vengono posti in essere atti coercitivi con violenza non giustificata, le responsabilità sono personali: non è una fede condivisa. E, pensi (tornando ad Orwell), che non siamo nemmeno così coreograficamente preparati da avere un inno da cantare in queste occasioni. Il nostro unico inno è quello italiano. Quello che presumiamo sia anche il suo.

Siam certi che il suo intento era quello di contestualizzare i tristi accadimenti di oltre oceano, sottolineandone la gravità: se questo era il suo fine, lo condividiamo. Dei seri e preparati professionisti devono essere in grado di gestire situazioni difficili.

Sa, rappresentando le forze di polizia come dei maiali qualcuno potrebbe cercare, appellandosi alle sue reminiscenze scolastiche, di trovare delle analogie con la nuova casta della “Fattoria degli animali”.

 Le sia di conforto sapere che non siamo una casta. Pensi addirittura che questo “sindacato militare” è nato proprio con lo scopo di ottenere quei diritti costituzionali che, ancor oggi, nel 2021, a noi militari sono negati, a differenza di tutti gli altri cittadini italiani come lei.

Si prenda il piacere, se mai ne avrà il tempo e la voglia, di seguirci: scoprirà che, nel variegato e caleidoscopico panorama nazionale, non siamo certo noi a rivestire il ruolo di violenti repressori.