In questa fase complicata, determinata dai ritardi dovuti ad anni di politiche disastrose ed acutizzata dalla fase pandemica, sono indispensabili scelte coraggiose e innovative su lavoro sostenibile e welfare.

Il Paese necessita di una grande stagione di riforme, di investimenti ed è proprio in tale direzione che ci auspichiamo che siano rivolte le politiche programmatiche e di bilancio del Governo, nonché l’attenzione di tutte le forze politiche. Crediamo sia arrivato il momento di dare il giusto valore alla sicurezza, alla lotta all’evasione ed all’elusione fiscale fornendo adeguate tutele e strumenti finanziari a tutte quelle donne e quegli uomini del Comparto Difesa e Sicurezza che, anche in questa fase pandemica, stanno facendo la loro parte in prima linea nello sforzo collettivo del Paese per superare la fase emergenziale.

La scorsa settimana si è aperto il tavolo negoziale per il rinnovo del contratto, ma dopo i soliti proclami e gli annessi slogan, le proposte avanzate dalla Funzione Pubblica hanno disatteso le aspettative dell’intero comparto. Pur consci delle serie problematiche economiche in cui versano tante categorie di lavoratori, è stata per noi l’ennesima delusione.

Dopo anni di silenzio, le risorse poste sul tavolo sono ancora una volta risultate insufficienti, quasi mortificanti. E per l’ennesima volta tutte le forze sindacali e i delegati delle rappresentanze militari presenti hanno illustrato nel dettaglio a tutte le Autorità presenti, in maniera condivisa, le tematiche della nostra proposta contrattuale.

Con profondo rammarico, però, dobbiamo sottolineare che, a distanza di tre anni dalla storica sentenza della Corte Costituzionale, anche in questa occasione ci è stato negato il diritto di partecipare, di ribadire a voce l’unica strada percorribile, in grado di restituire dignità economica e professionale a chi con amore ed orgoglio è al servizio del Paese.

Ai sensi di legge la nostra assenza è giustificata, ma a molti rimane il dubbio che la volontà di procrastinare l’entrata in vigore della legge sui sindacati militari avesse anche questo obiettivo.

Sia ben chiaro che questo non ci fermerà, che la nostra voce continuerà a levarsi sempre più forte e motivata, continuando a lottare affinché ci vengano riconosciuti tali diritti e tali tutele. Abbiamo scelto di essere al servizio dei nostri colleghi e, nonostante gli ostacoli artatamente posti sul nostro cammino, abbiamo lavorato, stiamo lavorando e continueremo a lavorare in tale ottica.

Ad integrare quanto già proposto nella nostra piattaforma contrattuale reputiamo opportuno che il lavoro di tutti gli operatori di polizia rientri nella categoria “usurante”.

Inoltre, per eliminare l’evidente sperequazione derivante dalla differenza di calcolo pensionistico adottando il sistema contributivo in luogo di quello retributivo, proponiamo l’applicazione di un nuovo strumento che possa conciliare l’esigenza di efficienza di tutti gli operatori di polizia con un adeguato trattamento economico pensionistico.

Il nostro lavoro ci porta a stare ore e ore su strada, in mare, di giorno e di notte, spesso in situazioni avverse e di pericolo. Posti di blocco, interventi, inseguimenti, attività di soccorso ed emergenza, controlli e verifiche: sappiamo quando inizia un turno ma non sappiamo se riusciremo a terminarlo, perché il nostro è un mestiere che ci mette spesso a confronto con la parte più pericolosa della società.

E’ una missione, uno stile di vita che ci porta ad anteporre il bene comune ai nostri affetti, alla nostra stessa vita. Siamo fedeli servitori dello Stato, di quello Stato che non ci aspetteremmo mai ci tradisse ignorando le nostre più legittime aspettative, tra le quali la tutela e la sicurezza del personale.

Nel nostro ordinamento sono considerati lavori particolarmente usuranti quelli per il cui svolgimento è richiesto un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non possono essere prevenuti con misure idonee (art. 1 del D.Lgs 374/1993). Il D.lgs. 67/2011 ha stabilito che i lavoratori dipendenti impegnati in lavori o attività connotati da un particolare indice di stress psico-fisico, maturino il diritto al trattamento pensionistico con un anticipo di tre anni rispetto al periodo previsto per la generalità dei lavoratori dipendenti.

Ebbene, noi crediamo che i presupposti oggettivi e soggettivi per riconoscere il nostro lavoro quale “usurante” ci siano tutti.

E adesso è arrivato il momento di tramutare gli slogan politici in fatti concreti: siamo stanchi di pacche sulle spalle, di sorridenti “selfie” di circostanza, di compiacenti “like” a legittime esternazioni.

E, detto un po’ fuori dai denti, siamo anche stanchi di costituire il bacino elettorale di chi continua a professarsi amico, sostenitore, fratello o parente di primo o secondo grado di noi militari. Non siamo più disposti a dare fiducia, quella fiducia che è stata sempre puntualmente disattesa, a persone così.

Se davvero la si vuole, dovrà essere guadagnata con i fatti.

E’ arrivata l’ora di fare delle scelte, di decidere se si vuole investire sul Comparto Difesa/Sicurezza oppure no.

Ma non siate miopi. Per una volta cercate di dimostrare quel minimo di lungimiranza che il vostro ruolo, la vostra funzione, dovrebbe richiedere come requisito essenziale.

Se fino ad oggi si è scelto di raccontarci delle favole, vi portiamo a conoscenza del fatto che siamo cresciuti…e che oramai non ci crediamo più.

E’ ora di dimostrare che l’Italia è democratica anche nei confronti dei militari: dateci i nostri diritti, tutelate il nostro lavoro…salvaguardate uno dei pochi strumenti, se non l’unico, che assicurano la stabilità di questo Paese!!!

Il Segretario Generale Nazionale

Vincenzo PISCOZZO