Da decenni sono i finanzieri che, più di ogni altro militare, rivendicano i diritti sindacali, denunciando le limitazioni dei diritti agli appartenenti ad un Corpo che svolge prevalentemente, se non esclusivamente, la funzione di polizia economico-finanziaria.

Non a caso, la sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2018 è scaturita dal ricorso di un finanziere.

Per queste ragioni, i contenuti della legge “Corda”, così come emendati da tutte le forze politiche che sono intervenute nel processo di gestazione, risultano ancor più deludenti e beffardi per i finanzieri.

Siamo delusi, perché questa legge, di fatto, consegna ai Sindacati dei militari uno strumento che non ammette vere garanzie sindacali e, se non retrocede, comunque non avanza rispetto all’attuale rappresentanza militare.

Peraltro, un simile modello indurrà le associazioni sindacali ad un’esasperata rincorsa verso la rappresentatività, con inevitabili ripercussioni sul funzionamento e sull’efficienza delle Amministrazioni.

Le roboanti dichiarazioni delle forze politiche mirano al populismo ed alla retorica, soprattutto in un momento storico in cui vengono aumentate le risorse al mondo difesa, ma evidenziano una visione secondo la quale il mondo militare deve continuare ad essere “altro”, diverso e staccato dalla società civile.

Siamo pronti a portare questa legge di nuovo davanti alla giustizia internazionale (Corte Europe dei Diritti dell’Uomo e Comitato per i Diritti Sociali) ed alla Corte costituzionale.

22 aprile 2022